Il suono nel cinema: cos’è e come funziona

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Il suono: cos’è e come funziona nel mondo del Cinema, nel post a cura di CineMagazine

Il cinema è fatto di tante sfaccettature e lati tecnici che ai più possono sfuggire, ma non agli addetti ai lavori. Esistono elemento di estrema importanza, essenziali per l’allestimento di un film. Dal punto di vista tecnico, il suono è uno di quegli elementi di cui non si può proprio fare a meno, a meno che non si abbia a che fare col cosiddetto cinema muto. Ma anche in questi casi un certo lavoro di post-produzione va fatto. Si intuisce molto facilmente che il suono ha una sua imprescindibilità. 

Perché, come si vedrà, il suono può dare emozioni, trasmettere sensazioni che lo spettatore ricorda per tanto tempo. E che, poi, possono anche dare un senso alla visione della pellicola.

In questo post vediamo insieme cos’è il suono nel cinema e come funziona. Bentornati su CineMagazine!

Come agisce il suono nel cinema

L’incidenza del suono nel cinema, soprattutto contemporaneo, è particolarmente imponente. Favorito inevitabilmente dall’avvento di nuove tecnologie in campo cinematografico, che producono effetti sonori decisamente inediti e imprevedibili fino a qualche tempo fa.

La funzione del suono si caratterizza per essere, in particolar modo, veicolante e creativa. Quest’ultima, soprattutto dal punto di vista della scenografia, accompagnandola e contribuendo ad alimentare una certa atmosfera.

Dà sfogo a tutta quella dimensione emotiva e interattiva da produrre, dall’altra parte, nello spettatore. Infondo, rappresenta uno degli scopi principali dietro agli effetti sonori.

Il suono immerge totalmente nella storia, nella narrativa e comunica, rafforzando il concetto di bidirezionalità visiva.

I due tipi di suono nel cinema

Il suono riprodotto in ambito cinematografico può essere sostanzialmente di due tipi, diegetico ed extradiegetico. Nel primo caso si mette in evidenza la sonorità proveniente dall’ambiente di riferimento che si sta inquadrando in quel momento. Tipico esempio una tv accesa o una macchina che sopraggiunge. Ulteriore differenziazione del suono diegetico è da ricercare in esteriore o interiore, a seconda se provenga da una persona fisica o da un atto emotivo compiuto dal personaggio.

L’extradiegetico implica la presenza di una musicalità, ad esempio, proveniente da fonti esterne, come possono essere musiche e suoni appartenenti a film del passato. Spesso si usa questa tecnica per rafforzare il conflitto tra due personaggi o semplicemente per accompagnare a determinate immagini, dei suoni che rievochino determinati sentimenti. Un po’ come fosse la musica ad accendere i fari sulle immagini e sulla storia.

L’importanza nel suono dei rumori ambientali

Oltre alla musica, anche i rumori ambientali hanno la loro fondamentale importanza nella coerenza di una storia cinematografica. La credibilità, in questi casi, è il concetto da cui non si può prescindere. 

In linea di massima, l’obiettivo che si pone il sonoro, simbolicamente parlando, afferisce alla sfera della collocazione e della stimolazione. Collocare una situazione dal punto di vista storico risulta determinante ai fini di una migliore e maggiore comprensione.

Quanto incide il suono sui film

Il suono nella sfera cinematografica ha un’incidenza particolarmente forte e, a tratti, predominante. Con l’udito si può capire molto di più una trama o un’immagine rispetto alla semplice rappresentazione visuale. Un principio assodato sin dai tempi del cinema muto. Proprio da lì parte, in buona sostanza, un’esperienza sensoriale destinata ad aumentare di prestigio e valore nel corso degli anni. Certo, ciò non vuol dire che il film muto sia di serie B però, comunque, un suono ben orchestrato può dare tanto.

In una pellicola, la fruizione del suono, porta dei benefici a tutti i livelli. L’interpretazione dell’immagine cambia notevolmente a seconda dell’indirizzo musicale che si intende dare. Basterebbe cambiare la colonna sonora o un semplice brano associato ad un film e ne verrebbe minata l’intera interpretazione, per l’appunto.

L’immaginario collettivo è condizionato notevolmente dal suono cinematografico. Il cambiamento è già in atto da un po’ di tempo. Non è un caso che nuove professioni siano venute fuori e abbiano sconvolto determinate certezze, anche a livello di produzione e post-produzione. Il mestiere del fonico, ad esempio, o del rumorista vecchio stampo, hanno rivoluzionato inevitabilmente la concezione delle immagini proiettate sullo schermo.

I progressi del suono in Italia

Se ne sono fatti di passi in avanti notevoli da quando la Warner Bros, nel 1925, registrò il primo film sonoro. Si chiamava Don Giovanni e Lucrezia Borgia. Col sonoro sincronizzato si affermò, piano piano, quel cinema parlato che si conosce oggi. Il cantante di Jazz fu il compendio perfetto di questo binomio appena sbocciato.

In Italia, il sonoro arriva per la prima volta con Alessandro Blasetti nel 1930, grazie al film Resurrectio. Un contributo determinante lo diede, allo stesso tempo, Gennaro Righelli e La canzone dell’amore.

Le musiche assumono una centralità sempre più pervasiva, a tal punto che la colonna sonora di un film diviene elemento imprescindibile per la sua buona resa sul campo.

La musica rafforza e, talvolta, contraddice le immagini. Strutturata ma non svincolata rispetto alla regia.

Regia e musica hanno costruito una cooperazione nel tempo, in grado di creare dei veri e propri capolavori armonici. Certe musiche, certe colonne sonore hanno fatto e continuano a fare la storia nell’immaginario collettivo sotto forma di miti.