Le luci nel cinema: come funzionano

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Le luci nel cinema: come funzionano, nel post a cura di CineMagazine

Fare un film non si improvvisa. È un’arte da portare avanti con dedizione, applicazione e senso del dovere, dovendo gestire e ordinare le varie fasi di realizzazione. L’allestimento e l’affidabilità delle luci sul set rappresentano una componente fondamentale da curare. Una di quelle che incidono pesantemente nella realizzazione finale. E, spesso, quando si parla di luci nel cinema si pensa a un qualcosa di banale quando, in realtà, c’è uno studio alle spalle non indifferente.

In questo post a cura di CineMagazine vediamo insieme a cosa servono le luci nel cinema e la loro funzione per il nostro nuovo approfondimento dedicato alle Tecniche Cinematografiche. Bentornati sul nostro portale!

Quanto incidono le luci nell’allestimento di un film per il cinema

Una buona scena da girare ha bisogno necessariamente di un’illuminazione che esalti la figura e le movenze attoriali. La luminosità è un aspetto influenzato, in linea di massima, dalla quantità di luce naturale presente nell’ambito di una determinata scena.

Maggiore ne è il grado, migliore sarà l’esaltazione di un certo carattere o di una certa atmosfera. Per questo motivo la luminosità più elevata la si associa, spesso e volentieri, a contesti e scenografie di vita felice e spensierata. Al contrario, un minore grado di illuminazione artificiale crea un effetto cupo e di mistero, tipico degli ambienti notturni, ad esempio. Ma è molto utilizzata per suscitare la suspense nello spettatore, un vero e proprio punto di forza per tanti registi a livello internazionale, soprattutto nel genere Horror.

Questo lavoro spetta generalmente, oltre che al regista, al direttore della fotografia. È lui che si deve occupare della gestione di luminosità e contrasto. Senza l’una non può esistere l’altra. Il contrasto può creare un gioco di luci, in grado di garantire un’immagine più globale o più dettagliata, a seconda dei casi.

Cosa vuol dire il contrasto?

Quando il contrasto è alto vuol dire che si vuole dare maggiore risalto ai dettagli e alla profondità di un’immagine. Se ne esaltano gli aspetti più particolari, soprattutto quando c’è della drammaticità in ballo. Se, invece, il contrasto è più basso le immagini rappresentate saranno ad ampio raggio, volte a concentrare l’attenzione dell’occhio dello spettatore su uno scenario meno tormentato e più sognatore.

Certe scelte stilistiche sono compiute in funzione di un racconto di cui si vuole trasmettere determinati messaggi, anche e soprattutto in termini luminosi. La cura del dettaglio, in questi casi, è fondamentale, nell’ottica di una valorizzazione ulteriore della soggettività di un autore o di un regista. Da qui si vede la bravura di un regista o chi si occupa delle luci. Perché i dettagli sono importanti, soprattutto quando si sta parlando di cinema.

A seconda dell’illuminazione riprodotta, la resa di una scena può cambiare in un senso o nell’altro. In alcuni casi può essere persino travisata e produrre un effetto scenico diverso da quello che ci si aspettava. Il significato del film ne può essere compromesso perché è la percezione ottica a giocare un ruolo prezioso. 

Come gestire le luci in un film

In linea di massima, si può affermare con assoluta certezza che l’illuminazione è una delle fasi più importanti e delicate, allo stesso tempo, nella realizzazione di un film. Va gestita nel migliore dei modi. 

La resa di una scena può cambiare in un senso o nell’altro, a seconda dell’impostazione data. Veicolo di emozioni, sentimenti e stati d’animo. Le fonti di luce interne si servono della luce cosiddetta “intradiegetica”, la quale concentra le proprie attenzioni sulla storia raccontata. Lo scopo è dare risalto ad un effetto di luce particolare, che evidenzi un certo contesto o una certa situazione specifica.

Le luci esterne

Le fonti di luce esterne sono quelle luci che il pubblico da casa non può vedere perché sono una vera e propria messinscena. Sono riprodotte attraverso riflettori presenti sul set.

Il sistema a tre luci è una pratica molto comune soprattutto all’interno del cinema hollywoodiano. Si compone di luce principale, luce di riempimento e controluce. La principale produce un’inquadratura ravvicinata sul soggetto e un’intensità maggiore del fascio, oltre che della direzione. La luce di riempimento non fa altro che colmare le ombre e si colloca in posizione opposta rispetto alla luce principale. Nel backlight, controluce, viene esaltato lo spazio che va al di là di un soggetto protagonista. 

Sullo sfondo si dà maggiore rilievo alla scenografia e ai personaggi collocati nelle retrovie, grazie a questo gioco di luci. Come si evince nei tre casi, la profondità e l’enfatizzazione spaziale rappresentano i tre elementi, che ravvivano l’effetto scenico dal punto di vista dell’illuminazione cinematografica.

In contrapposizione all’impostazione luminosa americana abbiamo quella tedesca, molto viva nel cinema espressionista, che intende raggruppare nella stessa inquadratura sia luoghi illuminati che bui. In questo modo luce e ombra si sovrappongono, in pratica, tra loro, determinando una drammatizzazione particolarmente spiccata di ciò che si sta rappresentando, generando sensazioni forti allo spettatore.

L’elemento che risalta nella fattispecie è la carica psicologica e ambigua, che si vuole rimarcare rispetto ad un certo personaggio. Tutto ciò riconducibile ad un genere come il noir, tanto per citare un esempio.