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Ritorno al futuro

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Ritorno al futuro: la recensione del viaggio nel tempo che ha conquistato il pubblico negli anni ’80, nel post a cura di CineMagazine

Nell’immaginario collettivo certi film sono destinati a restare per sempre icone di orientamento, visione e, perché no, anche sogno. La prospettiva di poter avere un occhio verso il passato e un altro verso il presente nello stesso momento non può che far presa sullo spettatore. È proprio il focus su cui si sono concentrati maggiormente Robert Zemeckis e compagnia quando hanno dato vita a Ritorno al futuro. Un film che ha unito diverse generazioni, compresa quella contemporanea, nonostante sia nativa digitale.

Perché Ritorno al futuro anticipa la voglia di progresso

Ritorno al futuro esce al cinema ufficialmente nel 1985, sconvolgendo le certezze acquisite dallo spettatore fino a quel momento. La visione del futuro in ambito cinematografico riconduce nella maggior parte dei casi alla sfera extraterrestre, ultraterrena.

Con questo film, invece, Robert Zemeckis e lo sceneggiatore Bob Gale allargano decisamente gli orizzonti, scommettendo letteralmente su un salto spazio/temporale.

È proprio quello che accade all’interno della pellicola, laddove il protagonista, lo studente Marty McFly sapientemente interpretato dall’attore Michael J. Fox, si ritrova catapultato in un’epoca che non è la sua.

L’incontro con Doc Brown, alias Christopher Lloyd, cambierà per sempre la sua visione del mondo e di ciò che lo circonda. Gli anni ’80 ci regalano, d’improvviso, un salto temporale verso il passato, ma con una proiezione del futuro quanto mai viva e attuale.

La macchina del tempo entra ufficialmente a far parte di un mito pronto a concretizzarsi nei desideri di chi aspira a viaggiare per il tempo, alla ricerca di territori inesplorati e di mete agognate. Si può dire che, praticamente, da questo film in poi la macchina del tempo è divenuto un oggetto quasi di cult, protagonista di altre pellicole, fumetti e tutto ciò che è arte.

Ritorno al futuro che contributo apporta al cinema?

Ritorno al futuro porta con sé una voglia di innovazione e di progresso già molto forte, in un’epoca di forte ribellione e rivendicazione tra gli anni ’70-’80. Una genialità e un’irriverenza che unisce generi apparentemente agli antipodi come commedia e fantascienza.

Da questo punto di vista, Zemeckis apporta un contributo determinante non soltanto al mondo del cinema, ma all’intera società americana dell’epoca. Invita letteralmente lo spettatore a sognare e andare oltre le proprie certezze temporali. Le smuove, le scuote e ne arricchisce le ambientazioni, anche dal punto di vista uditivo. Non è un caso che sia giunto il premio Oscar per il miglior montaggio sonoro nel 1986.

Il noto periodico britannico Empire lo ha persino inserito nella prestigiosa lista dei migliori 500 film a livello globale, a testimonianza di una spropositata reputazione costruita nel tempo. E che ancora oggi resiste.

Punti di forza e riflessioni su Ritorno al futuro

Da Ritorno al futuro in poi la concezione di viaggio nel tempo sembra aver assunto una portata ancora maggiore. La gente comune si immedesima facilmente nei protagonisti perché, in fin dei conti, catapultarsi, anche solo per un momento, in un’epoca diversa dalla propria fa gola a tutti.

Ha finito, di fatto, per influenzare anche la vita delle future generazioni in tema di progresso, innovazione e modernità. Nonostante le macchine volanti siano tutt’altro che una realtà consolidata, nell’immaginario collettivo è come se già esistessero.

Una proiezione alimentata e rafforzata da tematiche cinematografiche di questo tipo e supportate nel tempo con rinnovati contenuti. La pellicola va nella direzione di criticare la società americana dell’epoca impostata su costumi e conformismo.

Critica neanche troppo nascosta verso un’ipocrisia e un perbenismo dilagante in quel tipo di tessuto. Ma Ritorno al futuro non è tutto rosa e fiori. È un tipo di contenuto che trascina con sé, inevitabilmente, interrogativi di tipo esistenziale tutt’altro che risolti. Aperti, work in progress. Il susseguirsi di eventi l’uno dietro l’altro implica domande e risposte di riconosciuta attualità. Uno dei temi principali della discordia riguarda l’esistenza degli individui, su cui si sono concentrate molte attenzioni di esperti e non.

Il tutto sembra ricondurre ad una contrapposizione tra causalità e destino. Questo è un altro dei temi rappresentato in maniera esemplare all’interno di Ritorno al futuro.

Una riflessione che passa sotto traccia, ma che si rende necessaria in un’epoca dove il femminismo raggiunge una centralità doverosa e inestimabile fa riferimento al ruolo della donna. Nella fattispecie Zemeckis mette in scena un’impostazione classica tale da sfociare quasi nel maschilismo, con scene che oggi sarebbero oggetto di discussione.

Anche e soprattutto nel momento in cui si accenna al ballo e alla necessità di essere invitate dall’uomo di turno per poter uscire liberamente la sera o andare ad un grande evento.

Chissà che il regista non avesse già immaginato lo scenario sociale e non che si vive nell’epoca di oggi. Il ritorno al futuro si lega indissolubilmente ad un ritorno al passato con qualche tocco di innovazione in più.