Miseria e Nobiltà

0
468
recensione miseria e nobiltà

Si possono mettere Totò e Sophia Loren nello stesso film e il risultato, inevitabilmente, sarà straordinario. Non poteva esserci realtà più rappresentativa e fotografica di quella idealizzata da questa gloriosa coppia del cinema italiano e, nella fattispecie, napoletano.

Orgoglio vero e proprio. “Miseria e nobiltà” è la sintesi estrema tra realtà e adattamento. La sapiente regia di Mario Mattioli fotografa a pieno la condizione degradante in cui sono costretti a vivere i due protagonisti in questione, ma in chiave ironica.

Miseria e Nobiltà di cosa parla?

In “Miseria e nobiltà” si racconta la storia di uno scrivano, Don Felice, interpretato da Totò che recita al fianco di Don Pasquale, Enzo Turco, a sua volta un fotografo ambulante.

Hanno in comune condizioni di vita alquanto povere, ma, d’improvviso, gli si presenta davanti un’occasione d’oro. Devono far finta di appartenere ad una nobile famiglia e di essere diretti discendenti del Marchese Eugenio, colui che dovrà sposare Gemma, una ballerina interpretata da Sophia Loren. 

sophia loren totò

Una situazione familiare tutt’altro che semplice da gestire all’interno della quale i due si troveranno loro malgrado. Le scene comiche, in ogni caso, non mancano, ma allo stesso tempo forniscono allo spettatore uno sguardo lancinante di una povertà estrema messa in discussione, per così dire, da questo regalo del fato. 

In buona sostanza il film intende restituire un presupposto fondamentale, partendo dal fatto che la debolezza umana è insita in ogni essere umano, a prescindere dal proprio ceto sociale di appartenenza.

In esso c’è anche una certa derisione del contesto nobile, apparentemente privo di problemi e vicissitudini, ma che, visto da una prospettiva interna, presenta una realtà completamente diversa esemplificata nella pellicola.

L’apparenza vince sull’essere poiché basta, di fatto, indossare un bel vestito, dei baffi finti e un portamento di un certo tipo per reputarsi nobili e confondersi all’interno della famiglia. Una condizione effimera che ne sottolinea la sporadicità.

Totò in particolare si cala benissimo nella parte del povero irriverente e marpione, ma, d’altronde, si è costruito un’intera e onorevole carriera cinematografica in questo modo. Non è un caso che abbia lasciato il segno anche su questo fronte e su tanti altri.