L’esercito delle 12 scimmie

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l'esercito delle 12 scimmie recensione foto

Recensione L’esercito delle 12 scimmie oggi su CineMagazine

I salti temporali, un futuro quanto mai denotativo e una psicologia sottile tendente alla follia. Sono i temi piuttosto ricorrenti nel cinema hollywoodiano. Un allineamento scenografico di questo tipo lo si riscontra in un film in particolare.

L’esercito delle 12 scimmie ricalca sostanzialmente la medesima tipologia del film “Blade runner”. Un classico che mette in connessione il passato, il presente e il futuro in un unico vortice, dal quale sarà difficile uscirne. 

Vediamo qui di seguito la recensione della pellicola L’esercito delle 12 scimmie e il suo significato. Bentornati su CineMagazine!

L’esercito delle 12 scimmie: la trama

La pellicola esce al cinema nel 1995. Prodotta dal regista Terry Gilliam, il film trae ispirazione dall’opera “La Jetéé” di Chris Marker. La fantascienza la fa da padrona assoluta nella fattispecie, configurando un mondo prospettico dove un virus sterminerà, in pratica, l’intera popolazione o quasi.

Il destino nell’umanità sarà, nella fattispecie, nelle mani di un unico uomo, Bruce Willis nei panni di James Cole, costretto a ritornare nel passato per scoprire la causa dell’epidemia imperversante.

La causa è riconducibile ad un gruppo ecologista chiamato, per l’appunto, L’esercito delle 12 scimmie. Ad affiancare Willis e a completare un cast d’eccezione è l’attore Brad Pitt, nella veste del personaggio di Jeffrey Goines. Colui, in pratica, con cui avrà modo di relazionarsi molto sul piano psicologico.

L’esercito delle 12 scimmie: il significato

Una pellicola che salta il tempo e definisce una relazione binaria tra il passato, il presente e il futuro per cui l’una è destinata a modificare l’altra se solo vi si mettono le mani.

Cambiare il corso degli eventi è la missione da intraprendere, ma non sarà affatto semplice per i protagonisti riuscirci. Viene fuori così una visione sempre meno umana e sempre più tecnologica della stessa umanità, la quale si affiderà maggiormente alle tecnologie più che agli uomini per scongiurare la grande minaccia.

La figura dell’antieroe incarnata da Bruce Willis, che veste i panni di un detenuto reietto della società, offre spunti riflessivi e di introspezione, in contrasto con un contesto sociale che lo conduce, di fatto, inconsapevolmente alla follia. Una figura tormentata, ma allo stesso tempo determinata a salvare il mondo.