Spaghetti western: cos’è, attori principali e film famosi

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Spaghetti western: cos’è, attori principali e film famosi, nel post di CineMagazine

La filmografia all’italiana offre numerosi spunti e trova esplicazione, quasi applicazione nella vita quotidiana di tutti i giorni. Capita, spesso e volentieri, di voler imitare i grandi interpreti del passato nelle loro rappresentazioni più celebri. Non sfugge a questa logica neanche il western all’italiana, noto tra gli appassionati sotto il nome di spaghetti western.

Questo è un filone cinematografico in espansione, che ha trovato vigore, anche e soprattutto, in un determinato periodo storico comprensivo di anni ’60 e anni ’70.

Riferimento temporale di maggiore vitalità e popolarità, coinciso con l’avvento e l’affermazione successiva di figure considerate leggendarie nel cinema italiano.

Origine spaghetti western e protagonisti italiani

L’origine del termine spaghetti-western deriva da suolo americano nei primi anni ’60 e indicava, in prima istanza, lungometraggi di matrice italiana, talvolta girati in Paesi esteri, particolarmente carenti sul piano strutturale e nelle risorse a disposizione.

Nonostante ciò, questo genere cinematografico made in Italy ha assunto una dimensione sempre più centrale nel grande pubblico, divenendo punto di riferimento e fonte di ispirazione per tanti appassionati di cinema.

Indubbiamente, l’esponente di maggiore spicco all’interno della filmografia italiana si chiama Sergio Leone. Regista di lungo corso al fianco di grandi attori, molti dei quali si sono affermati grazie a lui. Naturalmente, ce ne sono tanti altri che hanno fatto la storia del western e che, soltanto a citarli, viene la pelle d’oca. Non si possono non celebrare personaggi del calibro di Sergio Sollima, Giuseppe Colizzi, Enzo Barboni, Romolo Guerrieri  e ci dispiace non citarne qualcuno.

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Sergio Leone

Per non parlare di quel genio assoluto dal nome e cognome altisonante, corrispondente ad Ennio Morricone nella composizione della musica. Compositore d’altri tempi, le cui musiche si associano a veri e propri capolavori in collaborazione con lo stesso Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci. Grandi protagonisti, tra i tanti, che hanno prodotto vere e proprie pietre miliari scolpite nell’universo cinematografico di dimensione mondiale.

I film più importanti del western all’italiana

Il western italiano, cronologicamente parlando, viene fuori ben prima degli anni ’60.

Già negli anni ’40 il film “Una signora dell’ovest” si configura come la prima pellicola a cui si riconduce questo genere, per certi versi, innovativo.

Ma è soltanto con la cosiddetta trilogia del dollaro qualche tempo più avanti che si afferma e rafforza definitivamente l’ideologia del genere agli occhi del grande pubblico. L’avvento di Clint Eastwood e, tra gli altri, di Ennio Morricone, impegnato in colonne sonore ancora oggi gettonatissime persino dalle nuove generazioni, fa tutto il resto.

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Clint Eastwood

Lo stesso Clint Eastwood, personaggio a dir poco rappresentativo ed emblematico del cinema americano, che si è distinto anche come operatore dietro la macchina da presa nel celebre film “Gli spietati” del 1992. 

Basterebbe citare “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più”, “Il buono, il brutto e il cattivo” tra i western più famosi e conosciuti in assoluto per farne comprendere fino in fondo la grandezza e la maestosità di questi titoli a chi ancora non ne abbia consapevolezza. 

 

Generalmente questo tipo di produzioni hanno sempre richiesto budget abbastanza considerevoli sul piano economico, ma non solo. Molto dispendiose sotto tutti i punti di vista, nonostante, tuttavia, la carenza di risorse da cui attingere. E quando ce n’erano a disposizione, per l’appunto, risultavano essere piuttosto care.

“C’era una volta il West” è stata un’altra grande produzione italiana del regista Leone.

L’elemento caratterizzante del film sta nella proiezione maggiormente tesa verso una narrativa e una rappresentazione strutturale tipicamente americana, dunque meno italiana del consueto. D’altronde, è grazie a lui se oggi si comprende al meglio la definitiva separazione tra la concezione che si ha del western all’americana e gli spaghetti western all’italiana. Svecchiando il genere, ne ha beneficiato indubbiamente il cinema nel suo complesso attraverso novità sostanziali introdotte.

 

Dagli anni ’80 gli spaghetti western hanno conosciuto un declino inesorabile che ha coinciso con l’immissione sul mercato di pochissimi film, considerati di minore rango rispetto a quelli più rappresentativi e centrali già menzionati.

“Lo chiamavano trinità” del 1970 può essere considerato uno dei western più congeniali soprattutto per l’impronta ironica impostata grazie alla presenza del duo attoriale composto da Terrence Hill e Bud Spencer. Prodotto da Enzo Barboni, con le musiche di Franco Micalizzi, entra di diritto nella storia del cinema in tema di innovazione e cambiamento narrativo/visivo. 

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Bud Spencer-Terence Hill

Scazzottate famose quasi irriverenti tra gli attori, entrate come azioni consolidate nell’immaginario collettivo, al punto da imitarle, emularle fino in fondo, ma senza, chiaramente, alcuno spargimento di sangue. Ed è forse questa la carta vincente che ha decretato un successo senza precedenti di questo ambito western. Da qui in poi aumenta sempre più la richiesta del pubblico di un tipo di western meno serioso e più improntato alla comicità dilagante.

Un passaggio orientativo, quasi epocale in qualche modo nel film precedente, che vede protagonisti i due attori citati in precedenza, vale a dire “Dio perdona… io no”. Anno 1967.

Il primo film in cui si incrociano concretamente, di fatto, le strade di Bud Spencer e Terrence Hill, sotto la direzione di Giuseppe Colizzi.

Ma il vero eroe del western all’italiana non può che essere Franco Nero. Una figura mitica, protagonista del film Django, targato 1966. Targato Sergio Corbucci, fa salire alla ribalta una visione più cruda e violenta del genere rispetto agli anni successivi attraverso sgozzamento e brutalità corporali di ogni tipo. 

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Franco Nero

Il duello finale tra i due contendenti, che contraddistingue qualsiasi western degno di questo nome, è uno dei più entusiasmanti nella storia del cinema vecchio stampo. Un antieroe trionfa alla ricerca del sofisticato confine tra bene e male, di tematiche piuttosto impegnative che non vengono risparmiate all’interno di queste rappresentazioni.

Conclusioni

Sono circa 400 le pellicole prodotte in totale dal cinema italiano western dal 1963 al 1976, gli anni cosiddetti d’oro per l’intero cinema italiano. Numeri che non spiegano fino in fondo gli alti consensi raccolti intorno ad esse.

Interpretazioni memorabili hanno fatto la differenza. 

La fanno ancora oggi nell’immaginario collettivo associato allo spaghetti western e ai suoi prestigiosi protagonisti.

Uno dei migliori generi cinematografici mai rappresentati visivamente per la critica e per i tantissimi appassionati sparsi per il mondo. Senza ombra di dubbio.