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Registi italiani: i più famosi di sempre

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sergio leone

Registi italiani: i più famosi di sempre, nel post a cura di CineMagazine

Cinema italiano sintesi perfetta di ciò che accade nella vita di ogni individuo. Non c’è un fatto, una situazione o un tipo di contesto che non sia stato messo sotto la lente d’ingrandimento della cinematografia. La regia italiana è tra le più famose al mondo in termini di narrazione e scenografia. Una progressione sempre più ampia nel corso degli anni, rivolgendosi ad un pubblico sempre più eterogeneo. I registi italiani hanno dato lustro al movimento nazionale e se ne sono visti i risultati.

In questo post a cura di CineMagazine vediamo insieme chi sono i registi italiani più famosi di sempre, per il nostro appuntamento con le Curiosità, a cura del nostro portale!

Federico Fellini

Uno dei migliori registi italiani in assoluto per definizione. Attivo dagli anni ’50 agli anni ’80. 19 film complessivi che gli valgono un posto d’onore nell’èlite. La sua cinematografia si caratterizza per uno stile satirico, ma malinconico e riflessivo allo stesso tempo.

I suoi film più celebri sono stati 8 e mezzo, Amarcord, Le notti di Cabiria, La strada. Tutte le pellicole in questione premiate con l’Oscar al miglior film in lingua straniera. Palma d’oro al Festival di Cannes del 1960 in seguito al film La dolce vita. Il miglior prodotto cinematografico targato Federico Fellini grazie al quale rivoluziona la concezione estetica del cinema. 

La scena di Fontana di Trevi con gli attori Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in prima linea rappresenta un must nell’immaginario collettivo. Simbolo di benessere, ma di decadenza sul piano sociale ed economico allo stesso tempo.

mastroianni-ekberg foto

Pier Paolo Pasolini

Poeta, scrittore, ma anche regista e sceneggiatore. Tutto questo era Pier Paolo Pasolini, dal carattere versatile e dinamico sia sul piano personale che professionale. La sua regia cerca di dare una lettura letteraria e romanzesca al mondo del cinema. Trasforma tutto in una forma letteraria avventurosa, temeraria, talvolta tumultuosa.

Accattone nel 1961 lo lancia ufficialmente sulla scena cinematografica italiana. Collabora attivamente con un collega dal nome pesante come Bernardo Bertolucci. Reiventa uno stile per adattarlo ad un senso di ribellione e di protesta dilagante all’interno della società

Vive in un contesto storico frizzante e in fase di mutamento, vale a dire tra gli anni ’50 e ’60. Non si caratterizza per essere propriamente un regista, inteso in senso stretto, ma riesce a dare comunque a grandi linee un contributo enorme all’evoluzione cinematografica, soprattutto in termini di linguaggio e rinnovamento letterario.

pasolini

Sergio Leone

Regista e sceneggiatore specializzato nel genere spaghetti-western, di cui ne è stato il precursore. Negli anni ’60 film come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto e il cattivo hanno fatto epoca e consentito a milioni di spettatori di immergersi in un mondo fantastico, ma potenzialmente realistico.

Si avvale dell’illustre collaborazione di un “certo” Ennio Morricone, il quale realizza colonne sonore ancora oggi tra le più apprezzate in assoluto. Il realismo del genere western di Leone rappresenta, in un certo senso, un’evoluzione sul piano scenico del tradizionale western americano. I personaggi di matrice italiani sono per lo più antieroi e non facilmente inquadrabili sul piano della personalità.

per un pugno di dollari

Dario Argento

Regista di livello mondiale soprattutto per i suoi film di derivazione horror/thriller in grado di creare tantissima suspence nel pubblico dall’inizio alla fine. Uno dei più abili su questo fronte. Profondo rosso del 1975 è il film manifesto della sua regia, improntata ad una lenta, ma inesorabile manifestazione del terrore.

Una sorta di antesignano del giallo all’italiana che, poi, spopolerà in quanto genere cinematografico. L’interesse per i dettagli, i personaggi dalla complessa vena psichiatrica e le soggettive ricorrenti lo accostano, in un certo senso, ad un cinema tipicamente hitchcockiano.

dario argento

Giuseppe Tornatore

Regista e sceneggiatore italiano, noto soprattutto per l’allestimento di pellicole autobiografiche, grazie alle quali ha ottenuto diversi premi in carriera. Ben 11 David di Donatello, tanto per citarne alcuni.

Anche lui inizia una collaborazione stretta e consolidata con Ennio Morricone. Insieme compongono quel Nuovo cinema paradiso che si presenta come una vera e propria autobiografia del regista ed una panoramica sul cinema locale. Il film in questione vince numerosi premi, consegnandolo alla storia.

Vittorio De Sica

Attore di cinema e di teatro tra i più incisivi nella storia del neorealismo e della commedia all’italiana. Ladri di biciclette e Sciucià sono film manifesto di una regia incentrata sulla manifestazione popolare, sulla vita povera delle persone e su quello succede in Italia in una fase post-guerra. Spiccano, in particolare, le collaborazioni con Alberto Sordi e con una magistrale Sophia Loren nella pellicola La ciociara.

vittorio de sica

Roberto Rossellini

Regista e produttore cinematografico, considerato l’inventore del neorealismo italiano, attraverso film come Roma città aperta e Paisà. Un vero e proprio sguardo ad un Italia segnata dalla guerra e dal degrado sociale. 

La regia incentrata sull’autenticità delle rappresentazioni, tra accenti, dialetti e attori non professionisti fornisce una panoramica ancora più viva di quello che si vuole raccontare. Le lacune scenografiche di cui spesso si avvaleva in maniera intenzionale non denotano superficialità, ma, anzi, costituiscono ispirazione per un modello di nouvelle vague incisivo e “liberatorio” di determinati schemi cinematografici.

roberto rossellini

Michelangelo Antonioni

Regista spartiacque tra il neorealismo e un nuovo stile cinematografico italiano in voga tra gli anni ’60 e ’70. I suoi film in bianco e nero, in particolare, producono temi esistenziali come il disagio interiore e l’incomunicabilità tra persone all’interno della società. 

Crea un senso di smarrimento nel pubblico rispetto ai personaggi rappresentati che ne costituisce un punto di forza considerevole a suo favore. La crisi della modernità e l’impianto narrativo “sfocato” sono tratti distintivi da lui privilegiati.

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Francesco Rosi

Regista e sceneggiatore italiano che incentra il suo cinema sulla descrizione del rapporto tra potere economico, politico e criminale, con particolare riferimento alla sua città natale, Napoli. 

Produce una narrazione epica, ma realistica allo stesso tempo. Gli elementi della vita reale si incontrano con la favola all’interno delle sue opere per concretizzare a pieno la condizione degradante che vive una parte di Paese italiano. Metodo ed estetica si allineano perfettamente alla sua regia.

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Ermanno Olmi

Regista e sceneggiatore italiano concentrato soprattutto sul mondo contadino da cui lui proviene e che è stato fonte di ispirazione per diversi suoi film. Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1978 per L’albero degli zoccoli. 

La scelta di lavorare perennemente con attori non professionisti si muove nella direzione di privilegiare sentimenti di solitudine e disagio che vivono persone di condizioni modeste e umili. Lo stile in qualche modo descrittivo e pratico connota la regia di Olmi.

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