Film spagnoli, i più belli di sempre

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Film spagnoli, i più belli di sempre, nel post a cura di CineMagazine

Il livello di prestigio del cinema, soprattutto a determinate latitudini, si è elevato in maniera considerevole nel corso dei decenni. Merito, anche e soprattutto, di registi che hanno fatto la fortuna, nella fattispecie, del cinema spagnolo. Un nome su tutti: Pedro Almodòvar. Regista e sceneggiatore tra i più rinomati a livello nazionale e internazionale. I suoi film danno lustro ad un cinema che mischia comicità e tragedia, pendendo soprattutto dalla parte dell’ironia e della leggerezza. Ma, ovviamente, non è l’unico regista spagnolo che ha fatto la storia della filmografia. Quali sono i film spagnoli più belli di sempre?

In questo post a cura di CineMagazine vediamo insieme quali sono i film ispanici più belli di sempre in assoluto. Bentornati sul nostro portale!

Volver – Tornare

Questo film del 2006 del regista Almodòvar è di chiara trazione femminile. Nel cast una Penelope Cruz che spicca in maniera preponderante nel suo personaggio. Rappresenta un inno ad una sceneggiatura sensibile, idealizzata, in particolare, da tre attrici di tre generazioni diverse che hanno il compito di trasmettere dubbi e ansie tipicamente al femminile. Un dramma che si esplica in commedia e che denota un’armonia narrativa all’interno della quale i fatti sono perfettamente lineari. 

Donne sull’orlo di una crisi di nervi

Film del 1988 di Almodòvar con protagonisti Carmen Maura e Antonio Banderas. Pepa, la protagonista, è una doppiatrice lasciata dal collega da cui aspetta un bambino. Una pellicola che, in qualche modo, tende a far riflettere su come sia sottile, labile il confine tra la realtà cinematografica e la realtà di vita quotidiana. 

Si mette in evidenza il fatto che non ci sia una netta e sostanziale differenza. La finzione del cinema si confonde con la finzione della vita reale attraverso lo sguardo di una donna in una società maschilista.

Tutto su mia madre

Film del 1999 di marca drammatica dove, ancora una volta, Almodòvar esprime tutta la sua predilezione per la narrativa femminile. Il dolore di una mamma che perde un figlio è manifestato in tutta la sua autenticità e purezza. 

Anche qui finzione letteraria e cinematografica si mischiano a più livelli, in un mondo fatto di maschere e ambiguità.

L’egoismo maschile e il tema della procreazione sono tra i capisaldi di questo film, per certi versi, all’avanguardia su determinati argomenti.

Parla con lei

Film del 2002 premiato agli Oscar nella categoria miglior sceneggiatura originale.

Temi predominanti sono l’identità sessuale e gli abusi, ma trattati con un’ironia tipica di Almodòvar. Un cinema sospeso tra il reale e l’incredulo.

Due coppie entrano in contatto tra loro per caso, ma sarà proprio il caso ad essere performante nella narrazione e nello svolgimento di una storia.

La mala educacion

Film del 2004 di Pedro Almodòvar afferente alla categoria thriller. Al Festival di Cannes, 57sima edizione, si è distinto come film d’apertura della kermesse. Vince un Nastro d’argento del 2005 per la categoria Miglior regista di film straniero. 

Ambientato nella Madrid degli anni ’80 dove, in particolar modo, due ragazzi si innamorano, immersi in un mondo fortemente religioso e totalizzante, segnatamente un collegio. Una sorta di memoria d’infanzia che, a prima vista, può sembrare autobiografica, ma non lo è. Trattasi di ricordi alimentati da soggetti che hanno vissuto una determinata realtà.

I diari di una motocicletta

Film del 2004 con Walter Salles alla regia che rappresenta un richiamo vero e proprio alle avventure di Ernesto Che Guevara. Un diario di viaggio dove si racconta la sua storia, parallelamente a quella dell’amico Alberto Granado. 

L’identità latino-americana, oltre che le rivendicazioni sociali e politiche, vengono fuori in tutta la loro essenzialità. Superano i confini nazionali e razziali, divenendo uno spunto di vita e riscatto vero e proprio per intere popolazioni, soprattutto a determinate latitudini.

Che – L’Argentino

Il regista Steven Sodebergh dà luogo ad un riconoscimento cinematografico per la figura di Ernesto Guevara. Nel film, insieme a Fidel Castro, si caratterizza come capo rivoluzionario pronto a sovvertire il regime del dittatore Fulgencio Batista in quel di Cuba

Vengono ripercorse tutte le tappe di una rivoluzione cubana destinata a diventare celebre e d’esempio per altre popolazioni. È uscito nel 2008 e si è distinto per premi come il Premio Goya per miglior attore protagonista e migliore scenografia. Premio migliore attore riservato a Benicio Del Toro nei panni di Ernesto Guevara.

La pelle che abito

Film del 2011 di Pedro Almodòvar dove si narra la storia struggente di un chirurgo plastico che tenta disperatamente di salvare la moglie, vittima di un incidente d’auto, ricorrendo, per l’appunto, alla chirurgia. Nel cast attori del calibro di Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes.

Il Premio Goya ottenuto fa riferimento alle categorie Miglior attrice, Migliori musiche e Miglior trucco e acconciature. Un misto di genialità e perversione allo stesso tempo. 

La follia, il delirio di potere, l’ossessione di ribaltare la visione di eventi catastrofici costituiscono il plus in più di cui si può fregiare Almodòvar agli occhi della critica, senza cadere necessariamente nella banalità.