Festival di Cannes, storia e premi

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Festival di Cannes, storia e premi nel post di CineMagazine

Certi film entrano nella storia del cinema di diritto. Veri e propri capolavori che non possono che essere celebrati in una delle più importanti manifestazioni cinematografiche al mondo: il Festival di Cannes. Forse la più importante e ambita per qualsiasi attore e regista. Emana un prestigio e un fascino unico, dettati nel corso degli anni dalla presenza e dalla celebrazione di icone vere e proprie. Tanti illustri personaggi sono passati per Cannes a ritirare almeno un premio. I miti partono tutti da qui, da quel tappeto rosso disteso in grande stile.

In questo post a cura di CineMagazine ripercorriamo la storia e tutte le tappe legate al Festival di Cannes. Benvenuti sul nostro portale!

Festival di Cannes: le origini del mito

Il Festival di Cannes è un must per tutti gli amanti del cinema di un certo spessore e di una certa levatura.

La prima edizione del Festival risale al 1939. All’inizio non ebbe vita facile perché dovette subito essere sospeso a causa dell’imminenza della Seconda Guerra Mondiale. Nasce all’epoca in risposta ad una standardizzazione estrema del cinema a livello internazionale, inevitabilmente allineato alle ideologie fasciste. Tutti i film in gara alla Mostra di Venezia, altra grande manifestazione, si caratterizzavano infatti per questo aspetto. Se non si fossero allineati sarebbero stati automaticamente esclusi da qualsiasi premiazione. Anche se i maligni sostengono che il Festival di Cannes sia nato come ‘risposta’ della Francia all’Italia, considerando che Venezia, allora come oggi, era una città famosissima in tutto il mondo e rischiava di prendersi la scena anche dal punto di vista cinematografico. 

Nella fattispecie un film francese, “La grande illusion” di Jean Renoir, va incontro a questo triste destino. Da qui si afferma l’esigenza di un cinema maggiormente distaccato dalle logiche governative per rendersi più indipendente e autonomo in termini di contenuti ed esclusività.

La città di Cannes diviene, dunque, centro nevralgico di una decentralizzazione del potere performante di un certo cinema. L’obiettivo comune è fornire un’arte cinematografica aperta a tutte le forme e possibilità, senza alcuna discriminazione o vincolo.

Gli ‘Stop & Go’ iniziali del Festival di Cannes

Nel 1939, come detto, la prima edizione fu bruscamente interrotta dall’avvento della Seconda Guerra Mondiale, per cui la manifestazione dovette interrompersi.

Dal 1945 in poi cambia tutto e la cadenza del Festival di Cannes si sviluppa su base annuale. Anche se, qui, bisogna fare alcune specifiche. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale le finanze di tutti gli Stati, anche i vincitori, erano disastrate e, quindi, nel ’48 e nel ’50, per motivi esclusivamente economici non è stato possibile organizzare il Festival di Cannes. Nel 2020, invece, l’edizione non si è tenuta a causa della Pandemia.

A parte queste piccole parentesi, comunque, nel momento in cui si scrive non è stata saltata neppure un’edizione. L’evoluzione del cinema, da questo punto di vista, ne beneficia molto. Negli anni ’40 la mondanità la fa subito da padrone e c’è lo zampino, da questo punto di vista, del neorealismo italiano, in forte ascesa all’epoca.

Le personalità e le correnti all’interno del Festival di Cannes

Personalità come Roberto Rossellini monopolizzavano Cannes con la loro arte e il loro modo di fare cinema in presa diretta. La versione documentarista tipicamente italiana trova spazio anche negli anni ’50 con Vittorio De Sica e il suo “Miracolo a Milano”. Numerosi i riconoscimenti assegnati alla cinematografia orientata alla rappresentazione dell’Italia come Paese composto di contadini, emigranti e reduci di guerra. Insomma, i classici stereotipi che, in parte, ci sono ancora adesso. 

Oltre al cinema italiano prendevano forma correnti brasiliane, asiatiche e, nello specifico, sovietiche, riconducibili all’epoca di Stalin. Il giapponese Kinugasa Teinosuke si impone come nuova forza trainante del cinema mondiale, aggiudicandosi il prestigioso Grand Prix nel 1953 con “La porta dell’inferno”.

Tra le illustri personalità in possesso di questo grande riconoscimento non si può non citare un certo Federico Fellini nella sua “Dolce vita”. La nouvelle vague francese sconvolge il linguaggio cinematografico e lo rinnova in tutte le sue forme. Una nuova tendenza successiva al neorealismo italiano.

Tuttavia, gli italiani imperversano ancora e lo si evince dalla figura di Michelangelo Antonioni che sbanca Cannes in diverse occasioni con ricorrenti Palme d’oro in bacheca.

Negli anni ’70 spuntano registi innovatori come Martin Scorsese, Steven Spielberg e Francis Ford Coppola con il suo “Apocalypse now”, Palma d’oro nel 1979. I produttori indipendenti aumentano successivamente e denotano un pluralismo cinematografico che non si era mai visto prima. 

Un cinema controcorrente, incentrato su battaglie civili e umane che cambiano la fisionomia non solo sociale, ma anche politica del mondo. Il cinema d’autore e di qualità ha la meglio sulle rappresentazioni stereotipate e allineate a certe logiche delle epoche precedenti.

La vetrina diviene sempre più mondana e autorevole sia per gli attori che per gli autori stessi. Il cinema italiano non perde il suo prestigio neanche negli anni ’90 con registi illustri del calibro di Nanni Moretti e Gianni Amelio.

Tutti i premi del Festival di Cannes

Il Festival di Cannes si caratterizza non solo per l’esposizione mediatica dei film in concorso, ma anche e soprattutto per i prestigiosi premi che propone. Quando un film porta a casa una Palma d’Oro, vuol dire che si è raggiunta la vetta più alta a livello di onorificenza cinematografica.

A dare questo premio sono generalmente professionisti del settore. Vale per lo stesso per il Grand Prix, un altro premio altrettanto ambito dove si mettono in mostra le rappresentazioni meritevoli di un’attenzione speciale per temi trattati, capacità attrattive e originalità nella trasmissione degli stessi.

Chiunque fa cinema sogna, un giorno, di poter essere sul palco di Cannes per ricevere uno dei prestigiosi previsti, come, ad esempio, il miglior attore o la migliore attrice e il miglior regista o il miglior sceneggiatore.

Trovano spazio anche i cortometraggi che godono di un premio a parte, anzi, due: la Palma d’Oro specifica per i cortometraggi e il premio della giuria. Le tematiche LGBT, molto ricorrenti di questi tempi, hanno una loro consistenza cinematografica nel premio Queer Palm, assegnato al miglior lungometraggio che si occupa proprio di queste tematiche.