Mario Girotti, la storia dell’attore italiano, alias Terence Hill

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Mario Girotti, la storia dell’attore italiano, alias Terence Hill, nel post a cura di CineMagazine

La scuola italiana di attori ha sfornato, soprattutto in passato, personaggi di una caratura internazionale riconosciuta ad ampio raggio. Tutto questo grazie ad una filmografia e ad un’impostazione interpretativa rimasta nella storia e sotto gli occhi di tutti. Uno come Terence Hill ha incantato, con il suo mitico personaggio, milioni di telespettatori negli anni, diventando uno degli attori più iconici sotto questo punto di vista. Ha lasciato il segno come pochi, al pari del suo collega e fedele compagno di set, Bud Spencer, con il quale ha costruito una coppia d’oro, soprattutto negli anni ’70-’80. Nonostante, secondo i ben informati, nella vita fuori dal set non avessero tutto questo rapporto di amicizia. Ma, nel momento in cui si doveva cominciare a recitare, sembrava quasi che fossero amici per la pelle.

In questo post a cura di CineMagazine, vediamo insieme la storia di Mario Girotti, in arte Terence Hill. Bentornati sul nostro portale!

Gli inizi Terence Hill

Terence Hill, all’anagrafe Mario Girotti, nasce a Venezia il 29 marzo del 1939. Il padre, Girolamo Girotti, è originario di Amelia, mentre la mamma, Hildegard Thieme, è tedesca. Nel 1943 si trasferisce con la famiglia in Germania, presso la cittadina sassone di Lommatzsch a causa del lavoro del padre, un chimico impiegato presso la Schering. Torna in Italia dopo la guerra, stabilendosi ad Amelia.

A soli 11 anni è già attore prodigio, cimentandosi in una piccola parte all’interno della pellicola Vacanze col gangster. Merito del regista Dino Risi, che diventa il primo a notarlo su scala nazionale.

Gli anni ’50 fungono per Mario da rampa di lancio per la carriera di attore. Prosegue, infatti, a recitare delle piccole parti, ma allo stesso tempo comincia a tessere relazioni sempre più incisive con il meglio della regia italiana. Nomi del calibro di Mauro Bolognini e Citto Maselli mettono gli occhi su di lui.

Recita con Alessandra Panaro nel film Lazzarella datato 1957 e, successivamente, affianca Claudia Mori in Cerasella, interpretando la figura di un giovane e aitante bagnino.

I primi anni ’60 si connotano nel segno della continuità. Mario continua a interpretare ruoli soprattutto adolescenziali, ma ben presto l’indirizzo cambierà. Luchino Visconti, nel 1963, lo chiama ufficialmente per dargli la parte del conte Cavriaghi ne Il Gattopardo. Rientra in un cast d’eccezione, che comprende nomi altisonanti del cinema europeo come Alain Delon e Claudia Cardinale.

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Terence Hill pioniere del genere western

Da quel momento in poi acquista maggiore popolarità e diventa uno degli attori italiani più promettenti di quel periodo. Verso la metà degli anni ’60 Mario Girotti diviene, di fatto, Terence Hill, cambiando prospettiva cinematografica e dedicandosi maggiormente a ruoli drammatici e soprattutto western. Tanto è vero che è considerato uno dei pionieri di quest’ultimo genere che, poi, ha sfondato anche in Italia.

Realizza, in particolare, produzioni a matrice tedesca. Il trasferimento nella Germania Ovest, da questo punto di vista, rappresenta un punto di svolta per la carriera. 

L’incontro con Bud Spencer che cambia la vita a Terrence Hill

Così come un altro punto di svolta lo vive nel momento in cui gira il film Dio perdona… io no. È proprio qui che conoscerà colui che diventerà la sua spalla negli anni a seguire, vale a dire Bud Spencer (nome d’arte di Carlo Pedersoli). Insieme a lui dà lustro nel mondo allo spaghetti-western italiano, che proporrà cult del calibro di Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità. 

Gli anni ’70 sono l’apripista della proclamazione di una coppia d’oro destinata a sconvolgere le certezze del cinema italiano. È anche il momento nel quale scompare, per così dire, la figura di Mario Girotti e sopravanza in maniera prepotente quella di Terence Hill. Ormai lui sarà conosciuto sotto questo pseudonimo e non si tornerà indietro.

Terence e Bud sono stati insieme sulle scene per ben 18 film. Soltanto in due di questi non erano i protagonisti principali, a testimonianza della portata e dello spessore identitario.

Gli schiaffi, le sberle rifilati ai malcapitati di turno rappresentano un vero e proprio momento cult del cinema italiano entrato a pieno diritto nell’immaginario e nel movimento collettivo.

I successi d’incasso al botteghino non spiegano integralmente la penetrazione e l’incisività a livello sociale posti in essere da questi due personaggi. Altrimenti ci arrabbiamo, film del 1974, costituisce l’apice di una popolarità ormai spropositata, oltre che il maggior accumulatore di incassi.

Terence Hill non è stato solo la spalla di Bud Spencer

Ridurre la figura di Terence Hill a semplice spalla di Bud Spencer sarebbe un esercizio assai approssimativo. Terence, nonostante l’ebbrezza del duo, continua a recitare da solo, come ne Il mio nome è nessuno, produzione western a firma Sergio Leone del 1973. Uno degli ultimi ruggiti prodotti da un genere cinematografico destinato, di lì a poco, a subire una lenta, ma inesorabile discesa.

Verso gli anni il salto di qualità di Terence Hill fu il passaggio dai riflettori del set alle luci della macchina da presa. Si fa regista e produttore di film come Don Camillo, dove, in pratica, dirigeva se stesso.

La collaborazione con Bud Spencer è proseguita negli anni, con memorabili titoli dal sapore nostalgico come I due superpiedi quasi piatti, Chi trova un amico trova un tesoro, Io sto con gli ippopotami.

L’ultimo film della premiata ditta Hill-Spencer viene girato nel 1994 e si chiama Botte di Natale. Un titolo, una garanzia. Un ritorno al genere western e una sorta di omaggio alla “trilogia” Trinità che tanto aveva appassionato il pubblico negli anni precedenti.

Pochi anni più tardi la nota rivista Time mette Bud Spencer e Terence Hill in cima alla classifica degli attori italiani più famosi al mondo, rispettivamente primo e secondo.

Nel 1997 l’ultimo film che vede protagonista al cinema Mario Girotti, Potenza virtuale con regia di Antonio Margheriti.

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Il cambio di registro di Terence Hill nel 2000

Dal 2000 in poi si cambia completamente registro. Archiviata la collaborazione con Bud, mette in scena una nuova versione di sé stesso, attraverso il personaggio di Don Matteo. Diventerà il protagonista assoluto di una serie tv tra le più apprezzate sugli schermi televisivi italiani. 

Passa alla storia per essere la prima produzione dove la voce di Terence Hill si percepisce integralmente e non è minimamente doppiata, come succedeva, invece, nei suoi vecchi film. Ben 13 le stagioni da quando esiste Don Matteo. 

Un’altra fiction del 2011 destinata a sconvolgere le certezze dei fan si chiama Un passo dal cielo. Qui interpreta il personaggio di Pietro, membro della Guardia Forestale alle prese con casi spinosi. La sua avventura in questo senso è durata fino alla terza stagione, salvo, poi, lasciare spazio ad altri. Così come è capitato a Don Matteo, nel quale passa la mano a Raoul Bova (nel 2021).