Robin Williams: biografia dell’attore americano

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Robin Williams: biografia dell’attore americano, nel post a cura di CineMagazine

Tra le grandi star di Hollywood che hanno messo la propria stella sulla celebre “Walk of Fame” ce n’è una in particolare che ha brillato più di altre: stiamo parlando di Robin Williams. Un attore poliedrico, che ha impressionato per le proprie capacità attoriali nel cinema moderno, destreggiandosi tra commedie, thriller e film drammatici di grande impatto emotivo.

In questo post a cura di CineMagazine andiamo a scoprirne insieme curiosità e dettagli della carriera di questo incredibile interprete americano. Bentornati sul nostro portale!

Gli esordi di Robin Williams

Robin McLaurin Williams nasce a Chicago (Illinois), il 21 luglio del 1951, da una famiglia borghese di origini inglesi, gallesi, irlandesi, scozzesi, tedesche e francesi. Il padre, Robert Fitzgerald Williams, è un dirigente della Ford Motors, mentre la madre, Laurie McLaurin, è una modella.

Nel 1967, la famiglia Williams si trasferisce in California, dove Robin consegue il diploma di scuola superiore nel 1971. In seguito, si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche al Claremont College, che però abbandona per il teatro. Si iscrive all’istituto di recitazione drammatica Juilliard School di New York, dove viene seguito da John Houseman. Dopo i primi esordi in questo mondo come mimo, decide di tornare in California dove prosegue la sua carriera di attore di teatro.

I primi passi Robin nel mondo della TV e del cinema riguardano, dapprima, una parte minore del serial comedy Happy Days e, successivamente, nel primo prodotto personale da protagonista Mork & Mindy. Un ruolo, quello di alieno di questa originale commedia seriale, che gli vale fama e notorietà, tanto da conquistarsi le attenzioni della HBO per altri ruoli dai toni comici.

Tuttavia, nel 1980 conosce la vera affermazione con la trasposizione filmica del cartone animato sulla figura di Braccio di Ferro, Popeye. Sette anni dopo, in seguito ad altre partecipazioni filmiche e seriali, Robin entra nel progetto cinematografico di Good Morning, Vietnam. Un prodotto filmico basato su fatti di guerra realmente accaduti dove Williams però riesce sempre ad offrire un’interpretazione sopra le righe, smorzando di fatto i toni drammatici del film. 

Robin Williams: da L’attimo fuggente a Will Hunting – Genio ribelle

Dal 1989 in poi la parabola di Robin Williams cresce esponenzialmente, conquistando ruoli sempre più importanti nelle pellicole proposte. Basti pensare a L’attimo fuggente, in cui veste i panni dell’insegnante John Keating (interpretazione magistrale), o ancora Hook – Capitan Uncino, in cui recita come un adulto Peter Pan.

Ogni volta una parte sempre differente, mai ripetitivo, mai banale. Una capacità istrionica di saper spaziare da un ruolo fantasioso ad uno drammatico, passando attraverso la commedia o il biopic, con una credibilità sempre assoluta.

Altra perla appartenente a questo periodo della carriera dell’attore in questione è Mrs. Doubtfire, in cui Robin assume le fattezze di una domestica pur di stare vicino ai propri figli. Una commedia dalle sfumature realistiche e drammatiche, a tratti, che mostra tutta la versatilità di Williams. Altro giro, altro anno, altra corsa per Williams, che così questa volta si ritrova catapultato nel mondo fantasy di Jumanji. Una pellicola che incentra la sua attenzione su un gioco da tavolo, dove albergano magia, mostri e animali di ogni tipo. Situazione che coinvolge l’attore americano nei panni di un ragazzo che entra suo malgrado nel gioco da piccolo per uscirne da grande solo a distanza di molti anni (film che si è prestato anche a due remake di stampo più recente con Dwayne “The Rock” Johnson).

Poi ecco arrivare, nel 1997, l’occasione della vita, che farà svoltare definitivamente la carriera di Williams: stiamo parlando di Will Hunting – Genio ribelle. Una pellicola straordinaria, con un cast di prim’ordine a spalleggiare Robin, da Matt Damon a Ben Affleck, senza contare anche Stellan Skarsgard e Minnie Driver. Scritto e pensato dal duo Affleck-Damon, sembra cucito ad hoc sulla figura di Robin. Lo psicologo interpretato da quest’ultimo nel racconto, calamita l’attenzione dello spettatore frame dopo frame, con perle di saggezza rara sulla vita e l’esistenzialismo. Il tutto vale all’attore americano un Oscar come miglior attore non protagonista nel 1998.

Robin Williams, tra la fine degli anni ’90 e negli anni 2000

Gli anni Novanta sono poi costellati da gemme del cinema firmate Robin Williams, quali ad esempio Al di là dei sogni o Patch Adams. Questa pellicola, in particolare, rappresenta uno dei migliori film biografici interpretati su grande schermo da Robin. L’omonimo dottore incarnato dall’attore, grazie alla sua clown terapia fa ammattire lo spettatore con risate senza soluzione di continuità ma con una dose altrettanto importante di drammaticità. Specie quella legata all’amore del protagonista, purtroppo con esito tragico, ma elemento narrativo indispensabile per una riflessione ancora una volta fondamentale sulla vita e su ciò che più conta. Il Patch Adams di Williams si pone dunque al seguito dei vari John Keating, Sean Maguire o Chris Nielsen, resi precedentemente su schermo.

Ruoli diversi tra loro con storie diverse, ma tutti accomunati da spunti incredibili di riflessione. Come se la vita di Robin avesse permeato, durante il proprio cammino esistenziale, quello professionale. Un unicum nel panorama cinematografico, che ha reso per tal motivo così luminosa la figura di Williams. In tal senso, si potrebbe citare anche L’uomo bicentenario, in cui il robot poi androide Andrew Martin, interpretato da Robin, offre una sequela ininterrotta di messaggi ancora una volta esistenziali di enorme profondità e spessore. 

Robin Williams: da Insomnia a The Legend of Zelda

Come ultime chicche lasciate nel vastissimo bouquet filmico a disposizione, Williams ha dato vita anche a capolavori dai toni decisamente opposti e più cupi rispetto a quelli fin ora citati. Stiamo parlando di esempi come Insomnia, in cui ricopre il ruolo di un assassino ricercato dall’investigatore, interpretato da Al Pacino. Pellicola che, tra le altre cose, forse evidenzia per la prima volta Robin in una parte non proprio sua, antitesi dei toni comedy, drammatici o fantasy sempre centrati. Ma è proprio questo aspetto che fa apprezzare ancor di più quest’altra perla cinematografica dell’attore in questione. Un’interpretazione divergente ed in controtendenza rispetto al passato ma ancora una volta credibile.

The Final Cut prosegue questo filone attoriale di Williams che poi ritorna alle origini con L’uomo dell’anno e The Legend of Zelda. Quest’ultima trasposizione, animata in 3D di un celebre videogioco, incarna l’ennesima trasformazione recitativa di Robin. Essa diventa un cult nel mondo dell’animazione ed un marchio pubblicitario enorme per la portata multimediale, abbracciando varie forme di intrattenimento (dal film al videogioco passando per l’animazione). Insomma, una riprova, semmai ce ne fosse bisogno, della bravura immensa di un attore che è stato molto più di questo.

Non solo attore ma anche doppiatore: Robin Williams è anche uno splendido doppiatore, che lo porta a prestare la voce in svariate pellicole, soprattutto cartoni animati, quali Happy Feet e Robots.

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Robin Williams: vita privata

La vita privata di Williams è ricca di colpi di scena, quasi come se trattasse di un altro film, un’altra pellicola interpretata dall’attore. Prima è presente in occasione della morte dell’amico e attore John Belushi per overdose, poi l’amicizia con Christopher Reeve, iniziata durante gli anni della Juilliard, che porta Williams ad aiutare Reeve nelle cure mediche quando egli perde l’uso delle gambe a seguito di un incidente a cavallo.

Poi capitolo matrimoni: sono ben 3 le volte in cui Robin Williams è convolato a nozze. La prima moglie è Valerie Velardi, dalla quale aveva avuto il primo figlio Zachary (1983) ma dalla quale divorzia nel 1988; la seconda è Marsha Garces nel 1989 e da lei ha altri due figli, Zelda (1989) e Cody Alan (1991); la terza moglie è Susan Schneider, sposata nel 2011.

Curiosità su Robin Williams: era un appassionato di ciclismo, sport che amava molto. Gli piace collezionare bici storiche.

Robin Williams: la morte

Quella di Robin Williams è una personalità istrionica, che ha vissuto però gli ultimi atti della propria vita in modo drammatico, arrivando al suicidio. Una morte figlia di un tormento interiore di lunga data, che accresce quanto fatto sul grande e piccolo schermo da Robin, poiché la resa interpretativa non è mai stata intaccata dalla sofferenza privata. 

L’11 agosto del 2014, Williams è, infatti, rinvenuto privo di sensi dai vigili del fuoco nella sua casa di Paradise Cay, California e viene dichiarato morto due minuti dopo. L’autopsia scopre che si tratta di suicidio.

Il 12 agosto il corpo dell’attore viene cremato e le sue ceneri sparse nella baia di San Francisco.

Si scopre in seguito che Williams soffriva di una malattia neurodegenerativa molto grave e forse questa è stata la causa che lo ha spinto all’insano gesto.

Robin Williams: filmografia

Vi lasciamo alla filmografia di Robin Williams. Alla prossima con gli approfondimenti a cura di CineMagazine!

  1. Il film più pazzo del mondo (Can I Do It ‘Till I Need Glasses?), regia di I. Robert Levy (1977)
  2. Popeye – Braccio di Ferro (Popeye), regia di Robert Altman (1980)
  3. Il mondo secondo Garp (The World According to Garp), regia di George Roy Hill (1982)
  4. Come ti ammazzo un killer (The survivors), regia di Michael Ritchie (1983)
  5. Mosca a New York (Moscow on the Hudson), regia di Paul Mazursky (1984)
  6. Tempi migliori (The Best of Times), regia di Roger Spottiswoode (1986)
  7. Club Paradise, regia di Harold Ramis (1986)
  8. Seize the Day, regia di Fielder Cook (1986)
  9. Good Morning, Vietnam, regia di Barry Levinson (1987)
  10. Le avventure del barone di Munchausen (The Adventures of Baron Munchausen), regia di Terry Gilliam (1988) – accreditato come “Ray D. Tutto”
  11. Portrait of a White Marriage, regia di Harry Shearer (1989) – non accreditato
  12. L’attimo fuggente (Dead Poets Society), regia di Peter Weir (1989)
  13. Cadillac Man – Mister occasionissima (Cadillac Man), regia di Roger Donaldson (1990)
  14. Risvegli (Awakenings), regia di Penny Marshall (1990)
  15. Shakes the Clown, regia di Bobcat Goldthwait (1991) – accreditato come “Marty Formage”
  16. L’altro delitto (Dead Again), regia di Kenneth Branagh (1991)
  17. La leggenda del re pescatore (The Fisher King), regia di Terry Gilliam (1991)
  18. Hook – Capitan Uncino (Hook), regia di Steven Spielberg (1991)
  19. Toys – Giocattoli (Toys), regia di Barry Levinson (1992)
  20. Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre (Mrs. Doubtfire), regia di Chris Columbus (1993)
  21. Le cinque vite di Hector (Being Human), regia di Bill Forsyth (1994)
  22. Nine Months – Imprevisti d’amore (Nine Months), regia di Chris Columbus (1995)
  23. A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar (To Wong Foo Thanks for Everything, Julie Newmar), regia di Beeban Kidron (1995)
  24. Jumanji, regia di Joe Johnston (1995)
  25. Piume di struzzo (The Birdcage), regia di Mike Nichols (1996)
  26. Jack, regia di Francis Ford Coppola (1996)
  27. L’agente segreto (The Secret Agent), regia di Christopher Hampton (1996) – non accreditato
  28. Hamlet, regia di Kenneth Branagh (1996)
  29. Due padri di troppo (Fathers’ Day), regia di Ivan Reitman (1997)
  30. Harry a pezzi (Deconstructing Harry), regia di Woody Allen (1997)
  31. Flubber – Un professore fra le nuvole (Flubber), regia di Les Mayfield (1997)
  32. Will Hunting – Genio ribelle (Good Will Hunting), regia di Gus Van Sant (1997)
  33. Al di là dei sogni (What Dreams May Come), regia di Vincent Ward (1998)
  34. Patch Adams, regia di Tom Shadyac (1998)
  35. Jakob il bugiardo (Jakob the Liar), regia di Peter Kassovitz (1999)
  36. L’uomo bicentenario (Bicentennial Man), regia di Chris Columbus (1999)
  37. One Hour Photo, regia di Mark Romanek (2002)
  38. Eliminate Smoochy (Death to Smoochy), regia di Danny DeVito (2002)
  39. Insomnia, regia di Christopher Nolan (2002)
  40. The Final Cut, regia di Omar Naim (2004)
  41. House of D – Il mio amico speciale (House of D), regia di David Duchovny (2004)
  42. Un amore sotto l’albero (Noel), non accreditato, regia di Chazz Palminteri (2004)
  43. The Big White, regia di Mark Mylod (2005)
  44. Una voce nella notte (The Night Listener), regia di Patrick Stettner (2006)
  45. Vita da camper (RV), regia di Barry Sonnenfeld (2006)
  46. L’uomo dell’anno (Man of the Year), regia di Barry Levinson (2006)
  47. Una notte al museo (Night at the Museum), regia di Shawn Levy (2006)
  48. Licenza di matrimonio (License to Wed), regia di Ken Kwapis (2007)
  49. La musica nel cuore – August Rush (August Rush), regia di Kirsten Sheridan (2007)
  50. Il papà migliore del mondo (World’s Greatest Dad), regia di Bobcat Goldthwait (2009)
  51. Shrink, regia di Jonas Pate (2009) – non accreditato
  52. Una notte al museo 2 – La fuga (Night at the Museum: Battle of the Smithsonian), regia di Shawn Levy (2009)
  53. Daddy Sitter (Old dogs), regia di Walt Becker (2009)
  54. Big Wedding (The Big Wedding), regia di Justin Zackham (2013)
  55. The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca (The Butler), regia di Lee Daniels (2013)
  56. The Face of Love, regia di Arie Posin (2013)
  57. Boulevard, regia di Dito Montiel (2014)
  58. 90 minuti a New York (The Angriest Man in Brooklyn), regia di Phil Alden Robinson (2014)
  59. Natale con i tuoi (Merry Friggin’ Christmas), regia di Tristram Shapeero (2014)
  60. Notte al museo – Il segreto del faraone (Night at the Museum: Secret of the Tomb), regia di Shawn Levy (2014) – postumo