John Belushi, biografia dell’attore americano

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John Belushi, biografia dell’attore americano protagonista di “The Blues Brothers”, nel post di CineMagazine

La vita di John Belushi è segnata da alti e bassi, da un’ascesa degna delle migliori star di Hollywood, ma culminata in una fine tragica e prematura. Dopo una prima parte di carriera televisiva, si è affermato anche nel cinema, diventando un comico di fama internazionale grazie a film cult come The Blues Brothers”.

Vediamo i principali step della vita di John Belushi nelle righe che seguono: buona lettura a tutti voi da CineMagazine!

John Belushi, gli inizi

John Belushi, nato a Chicago il 24 gennaio del 1949, era figlio di un ristoratore di origini albanesi, Adam. Quest’ultimo arrivava da Coriza, quando a soli 16 anni ha deciso di cercare la fortuna negli Stati Uniti. Dopo una serie di lavori minori, è riuscito ad aprire due ristoranti proprio a Chicago.

Oltre a John, Adam Belushi aveva avuto dalla moglie anche altri figli: Marian, dodici anni più grande dell’attore, James e William, fratelli minori. 

Nonostante una vita fatta di eccessi e sregolatezze, l’infanzia di John Belushi fu abbastanza serena, come la maggior parte dei bambini. Unici episodi degni di nota sono quelli scolastici che hanno visto protagonista il povero ragazzino, spesso preso in giro dai compagni di classe perché figlio di immigrati. 

Fu probabilmente quando il padre decise di trasferirsi in un’altra zona di Chicago che John incominciò a trovare le prime difficoltà di ambientamento. Problemi che comunque non durarono più del previsto e non ostacolarono la crescita dell’attore. Giovanissimo, a quindici anni, John conobbe quella che sarebbe diventata la sua futura moglie, ovvero Judith Pisano. 

Da segnalare che, fu durante il Liceo, però, che Belushi comprese il suo interesse verso il teatro e la recitazione e così cominciò dei corsi specifici. Non solo. Iniziò anche a suonare la batteria e a giocare a football: durante il college ottenne anche dei discreti risultati sportivi. Già durante il Liceo riuscì a farsi notare per la sua simpatia e per le sue capacità recitative, in particolare in spettacoli comici.

Successivamente ha frequentato l’università del Wisconsin, poi abbandonata per passare al college di DuPage: qui ha conseguito una laurea breve in discipline artistiche.

Sebbene alcuni professori incitassero John a coltivare la sua passione di attore, il padre del ragazzo non era convinto che quella fosse la carriera giusta per lui. Spesso, il futuro attore lavorava nei ristoranti di famiglia per dare una mano al padre.

I primi lavori teatrali sono con gli amici Tino Insana e Steve Beshekas, che daranno vita al trio comico chiamato West Compass Players

John Belushi, il successo

A 22 anni, però, la carriera di John Belushi subì una vera e propria svolta. Dopo un provino venne individuato dalla Second City Comedy, un’importante compagnia teatrale di Chicago che era particolarmente attenta ai talenti che riuscivano ad improvvisare sul palco.

Proprio in questa compagnia si poté esprimere al meglio e poté far notare le proprie doti al pubblico: tanti personaggi che sarebbero poi diventati di utilizzo comune furono proprio ideati durante questo periodo, come l’imitazione del cantante Joe Cocker.

La Second City Comedy divenne fondamentale per il successo di Belushi. Nel 1972 è stato Tony Hendra, che lavorava come editore per una rivista comica, la National Lampoon, ad accorgersi delle capacità dell’attore e che decise di offrirgli la possibilità di partecipare allo show che stava organizzando, il National Lampoon’s Lemmings, una sorta di alter ego comico del Festival di Woodstock

Trasferitosi a New York, Belushi cominciò a sentire il profumo del successo e soprattutto cominciò però a fare uso di droghe. Tappa fondamentale per la sua carriera sarà il lavoro nello show radiofonico, sempre grazie a Tony Hendra. Si fece talmente apprezzare dal pubblico che, nel 1975, gli venne offerto uno spazio nel cast dello show che poi avrebbe fatto la storia della comicità americana, il Saturday Night Live, uno show televisivo targato NBC che metteva insieme tutti i migliori comici statunitensi.

Durante questo periodo Belushi conobbe Dan Aykroyd, attore che divenne non solo suo grande partner sul lavoro, ma anche amico strettissimo. Tra gli altri colleghi non possono non essere citati Bill Murray, Chevy Chase e Gilda Radner.  Belushi fece divertire il pubblico statunitense con imitazioni che hanno fatto storia, come quelle di Marlon Brando, John Lennon, John Travolta e quella per cui divenne celebre, il già citato Joe Cocker. 

Era padrone del palco e dello schermo: il suo era un nuovo modo di fare comicità, diretto, anticonformista, che non si era ancora mai visto prima. 

Insieme a Dan Aykroyd fondò poi una band, The Blues Brothers, che debuttò nel 1978 in uno sketch proprio al Saturday Night Live: sarà proprio il grande riscontro di pubblico a spingere i due comici a cominciare ad incidere gli album (in tutto ne verranno pubblicato ben 14) e a fare tournée in tutti gli Stati Uniti.

Due anni più tardi, The Blues Brothers approderanno sul grande schermo e, grazie anche alla sceneggiatura di John Landis, diventeranno un vero e proprio cult. Al film parteciparono tantissimi cantanti di successo, come Ray Charles e Aretha Franklin.

Al giorno d’oggi non c’è persona che non conosca i due personaggi con i caratteristici abiti scuri.

La prima volta di Belushi sul grande schermo, però, ci sarà con Animal House (1978), anch’esso firmato John Landis. Si tratta di una commedia a tratti demenziale che è diventata un vero e proprio simbolo della comicità di genere.

In una dichiarazione rilasciata dallo stesso John, traspare la sua vita e il modo di intendere i suoi film:

«I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no”.

John Belushi interpreta un personaggio davvero curioso, Bluto, il quale fa parte di una confraternita dedita a feste sfrenate. Come detto, il film è diventato un cult, soprattutto grazie al suo stile assolutamente fuori da ogni schema. 

Entra nella storia del cinema e addirittura di uso comune, una frase che lui recita nel film che fa così:

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”!

John Beluschi e la prematura scomparsa

Come detto, già dall’inizio degli anni Settanta John Belushi cominciò a fare uso regolare di stupefacenti e anche di alcolici. In diversi dei suoi ultimi lavori sul grande schermo si presentava spesso ubriaco durante le riprese, mentre prima di girare spesso era solito iniettarsi gli stupefacenti via venosa.

Il 5 marzo del 1982, dopo una festa allo Chateau Marmont di Hollywood, si recò nel suo bungalow insieme alla cantante Cathy Evelyn Smith: quest’ultima, come da lei poi ammesso, iniettò una dose di cocaina ed eroina all’attore che si addormentò.

Fu trovato l’indomani privo di vita, inutili furono i soccorsi. Si spense a soli 33 anni.

Ma nonostante la sua prematura dipartita, John Belushi ancora oggi è ricordato per la sua comicità e per i suoi film, entrati nella storia del cinema. La sua eredità è stata raccolta dal fratello Jim Belushi.

Filmografia John Belushi

Vi lasciamo alla filmografia di John Belushi. Alla prossima con le biografie degli attori famosi, sempre a cura di CineMagazine!

Al Cinema

  1. Tarzoon – La vergogna della giungla (Tarzoon: The Shame of the Jungle), regia di Picha e Boris Szulzinger (1975) – voce versione inglese
  2. All You Need Is Cash, regia di Eric Idle e Gary Wais (1978) – film tv
  3. Animal House (National Lampoon’s Animal House), regia di John Landis (1978)
  4. Verso il sud (Goin’ South), regia di Jack Nicholson (1978)
  5. Old Boyfriends – Il compagno di scuola (Old Boyfriends), regia di Joan Tewkesbury (1979)
  6. 1941 – Allarme a Hollywood (1941), regia di Steven Spielberg (1979)
  7. The Blues Brothers (The Blues Brothers), regia di John Landis (1980)
  8. Chiamami aquila (Continental Divide), regia di Michael Apted (1981)
  9. I vicini di casa (Neighbors), regia di John G. Avildsen (1981)

In TV

  1. National Lampoon’s Lemmings, regia di Tony Hendra e Michael Keady (1973)
  2. Saturday Night Live – show TV, 86 episodi (1975-1979)
  3. The Beach Boys: It’s OK, regia di Gary Weis (1976)
  4. The Richard Pryor Special?, regia di John Moffitt (1977)
  5. Things We Did Last Summer, regia di Gary Weis (1978) – cortometraggio
  6. Grateful Dead: The Closing of Winterland (1978)
  7. Steve Martin’s Best Show Ever, regia di Dave Wilson e Eric Idle (1981)